ACE

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5 gennaio. La nave spaccaghiacci russa Akademik Tryoschnikov, affittata dal neonato Istituto Polare Svizzero porta a Kerguelen gli scienziati dell’International Antarctic Circum Polar Research Expedition (ACE). Questa spedizione di ricerca fa il giro dell’Antartide con scalo su alcune delle isole subantartiche (come Kerguelen, Crozet, Marion, South Georgia e Prince Edward) e permette ai ricercatori di svolgere i loro studi in quasi tutta la regione antartica e subantartica. 22 sono i programmi scientifici a bordo, una decina le nazionalità. Studi sull’atmosfera, inquinamento negli oceani, piante e invertebrati, biologia marina e climatologia sono solo alcuni dei temi di ricerca condivisi da scienziati inglesi, svizzeri, australiani, francesi, sudafricani, italiani. Per ragioni legate al meteo e alla logistica, lo scalo a Kerguelen che doveva durare 5 giorni è stato accorciato a 2 giorni o forse 1. Il 5 gennaio inizia.

Alle 6.30 aspettiamo gli organizzatori per avere i programmi definitivi della giornata. Il vento impedisce agli elicotteri di decollare (la nave ne ha 3 a bordo) e quindi la riunione e l’inizio delle operazioni scientifiche vengono rimandate di qualche ora. La parola “attesa” è la sintesi dello stato d’animo di tutti noi: mentre io e le altre “guide” di Kerguelen aspettiamo le nostre squadre di ricercatori da accompagnare, gli scienziati sulla nave aspettano con impazienza di poter scendere e completare i loro lavori. Nonostante in queste regioni il vento e il clima rendano difficile la logistica e gli spostamenti, tutto ciò crea un valore aggiunto alla scienza fatta qui. Alle 10.30 io, Miguel, mio compagno 136, e Julien (dopo un anno a Crozet si è fermato qui a Kerguelen per la campagna estiva) riceviamo le ultime news: l’uscita di Miguel è spostata al pomeriggio, quella di Julien è annullata e io devo andare all’eliporto, dove atterrerà l’elicottero tra 15 minuti. Là, dopo un’attesa un po’ noiosa, ricomincia l’avventura.

Indosso la tuta stagna per poter volare in sicurezza in elicottero, salgo, metto la cintura e le cuffie, rotori accesi e partiamo con un elicottero giallo fiammante. Destinazione: la nave russa “Akademic Tryoschnikov”. Il vento è fortissimo, ci sono alcune turbolenze che fanno “ballare” l’elicottero ma arriviamo sani e salvi sulla nave. Scendiamo, immergiamo i nostri stivali in un liquido viola battericida per ragioni di biosicurezza e poi entriamo nella nave.

Nell’hangar degli elicotteri ci accolgono i responsabili dell’Istituto Polare Svizzero, organizzatori della spedizione, e alcuni scienziati che ci invitano a bere una tazza di caffè. Incrociando gli sguardi capiamo che ci accomuna l’impazienza, scambiamo due parole in inglese, ci presentiamo  e poi vedo sulla maglietta della missione ACE il motto “Science has no borders” (la scienza non ha frontiere). Spettacolo. Finito il caffè siamo attesi per scendere a terra con lo zodiac, il gommone. Scendiamo per una scala sul lato della nave e partiamo con lo zodiac.

Il copilota è francese ed è una guida alpina di Chamonix che, stufo di scalare il Monte Bianco, si è dato alle spedizioni scientifiche polari come tecnico e marinaio. Diventiamo subito amici. Sul gommone conosco gli scienziati che accompagno nella giornata. Ci sono Steven Chown, ricercatore australiano e sudafricano, esperto di fama mondiale di invertebrati e biologia in ambiente antartico e subantartico, Charlene Janion, ricercatrice sudafricana esperta di collemboli, piccoli insetti di 1-2 mm di lunghezza e 3 ricercatrici del loro team. Dopo il viaggio in zodiac comincia la vera uscita.

L’obiettivo dell’escursione è campionare collemboli e curculionidi, un gruppo di insetti coleotteri in differenti microhabitat, piccole porzioni di territorio caratterizzate da diversa vegetazione o copertura del suolo. Per un accompagnatore naturalistico guidare un gruppo di scienziati nei meravigliosi e selvaggi territori di Kerguelen è un’occasione più unica che rara!

Saliamo verso un altopiano, le Plateau de Tussok: cerchiamo alcune specie di curculionidi che vivono in altitudine. Camminiamo due orette e, sotto una pioggia che velocemente si trasforma in neve, cominciamo a sollevare pietre alla ricerca degli insetti, ma non ne troviamo. Facciamo una piccola pausa pranzo dietro a un masso per ripararci dal vento e poi consiglio di scendere un po’ verso una zona meno umida. Là, con l’entusiasmo di tutta la squadra, troviamo ciò che volevamo: 3 specie diverse di curculionidi indigeni! Evviva! Sembriamo bambini, ci meravigliamo ed entusiasmiamo per le nostre scoperte: è bello condividere tutto ciò. Mi sento al mio posto.

Continuiamo poi la discesa verso la costa rocciosa e mentre scendiamo, abbiamo un po’ di tempo per chiacchierare. Mi spiegano che per loro la campagna ACE è un’ottima occasione per scoprire posti inaccessibili e fare paragoni tra le diverse isole subantartiche, mi spiegano i loro temi di ricerca, le tecniche che utilizzano e descrivono la loro attrezzatura sulla nave della spedizione. Mi piacerebbe vedere il loro container-laboratorio ma non so se ne avrò tempo. Troppo bello condividere esperienze personali e lavorative in un contesto internazionale: è arricchente.

Dopo la raccolta di alcuni campioni di suolo per studiare i collemboli arriviamo sulle rocce della costa, un habitat ottimale per Palirhoeus eatoni, il solo curculionidae al mondo a vivere direttamente sulla costa, nutrendosi di microalghe e licheni di ambienti salmastri. Incrociamo le dita, l’insetto in questione non è censito qui. Ci mettiamo alla ricerca e uno, due, tre, cinque, dieci… ne troviamo molti tra le fessure della roccia.

L’obiettivo della giornata è raggiunto: abbiamo trovato tutto ciò che cercavamo! In più è uscito il sole a smussare il freddo subantartico. La nostra uscita è finita, così come molte altre condotte intorno alla base di Port Aux Francais nel corso della giornata.

Alle 16 uno zodiac ci recupera sulla spiaggia e, tra onde di più di un metro, vento ruggente e alcuni problemi per salire sulla nave, ci ritroviamo a bordo. Steven, con la sua gentilezza e la sua umiltà ammirevoli mi lascia dei libri da distribuire in base e mi aiuta a rimettere la tuta per l’elicottero. Saliamo in elicottero e voilà, arrivederci alla squadra accompagnata, arrivederci all’Akademik Tryoschnikov e arrivederci ad ACE.

Questa esperienza internazionale è stata un po’ effimera ma molto arricchente. Un italiano, tre australiane e due sudafricani a camminare e campionare a Kerguelen, territorio francese in mezzo all’oceano indiano, trasportati da una nave russa…È il caso di ripeterlo: “La scienza non ha frontiere”.


 

 

Akademik Tryoschnikov in lontananza
Akademik Tryoschnikov in lontananza

 

Akademik Tryoschnikov
Akademik Tryoschnikov

 

Selfie sullo zodiac
Selfie sullo zodiac

 

In marcia
In marcia

 

Prelevando i collemboli
Prelevando i collemboli

 

Spiegazioni e lavoro
Spiegazioni e lavoro

 

Collemboli
Collemboli

 

In marcia
In marcia

 

Alla ricerca di Palirhoeus (curculionidi)
Alla ricerca di Palirhoeus (curculionidi)

 

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2 risposte

  1. BRAVIIIII!!!!! CHE BELL’ESPERIENZA: Quando torni ti aspettiamo a S.MARTINO

  2. Che bello Matteo leggere il tuo post!!! Certo che siamo proprio piccini rispetto al mondo e com’è vero che la scienza non deve avere frontiere….. ecco il futuro che mi piacerebbe vivessero i ns figli….. senza frontiere ma speriamo con la capacità di ascoltarsi e di custodire il ns dolorante pianeta….. Nadia

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