KERPOUB e la riflessione

KERPOUB e la riflessione

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Ogni settimana, alla base di Port aux Français, il martedì mattina c’è KerPoub, la selezione dei rifiuti per la raccolta differenziata e per l’inceneritore. Quest’oggi è toccato al mio gruppo. Toccare con mano la spazzatura, gestirla e smistarla è un’esperienza forte. È impressionante vedere la quantità di rifiuti che produce la piccola comunità della base, 50 persone su un’isola in capo al Mondo. Oltre ai rifiuti organici, la maggior parte della nostra spazzatura è costituita da imballaggi in plastica: pellicola per prodotti alimentari, sacchetti, bottiglie, recipienti, utensili..plastica ovunque! Tutta questa plastica è fatta a partire dal petrolio, l’oro nero formatosi lentamente in alcuni tipi di roccia. Fa rabbrividire pensare che in meno di due secoli stiamo utilizzando, bruciando, estraendo il prodotto di un processo di milioni di anni. Creiamo plastiche usa e getta, ci scaldiamo, spostiamo, vestiamo grazie al petrolio, mangiamo grazie al petrolio utilizzato nell’industria agraria e inquiniamo, inquiniamo, inquiniamo. Le riserve di petrolio convenzionale (estratto in rocce ricche di questa materia frutto della fossilizzazione di alghe e microrganismi) stanno via via esaurendosi ma, invece di cercare alternative convincenti e più ecologiche, andiamo a cercare l’oro nero in altri modi, attraverso il fracking e le sabbie bituminose, fonti ancora più inquinanti…

Da “KerPoub” scatta la riflessione di un semplice sognatore realista. Difficile, non impossibile, cambiare le cose. I vertici (governi, istituzioni, organizzazioni, multinazionali) dovrebbero smettere di parlare tanto, fare accordi per il clima che non vengono rispettati o pensare “green” ma agire “black”; certamente le cose devono iniziare a cambiare ai vertici per avere un successo globale. Ma credo che anche dal basso possa esserci un movimento per cambiare le cose. Ogni persona può dare il suo contributo per la salvaguardia del pianeta, e solo uniti potremo farci sentire di fronte a chi ci governa. La parola che ci dovrebbe guidare è la sobrietà. Comprendere i nostri bisogni reali, e non quelli creati per noi dalla società di consumo, e vivere di conseguenza. In questi mesi di hivernage io e i miei amici e colleghi abbiamo riflettuto molto su questa tematica, guardato documentari, letto libri.. ed ecco alcuni spunti ed idee per vivere una vita più sobria, ecologica, per noi e per le generazioni che ci seguiranno.

Cibo: uscire dai supermercati; coltivare il proprio orto o comprare direttamente dai contadini; scegliere i prodotti non secondo il loro aspetto, ma considerando il loro metodo di produzione; prediligere gli alimenti prodotti senza l’utilizzo di pesticidi, fertilizzanti o prodotti petrolchimici; non sprecare il cibo; recuperare e utilizzare gli alimenti di “brutto aspetto” che mercati e supermercati gettano per ridurre gli sprechi; mangiare sano; assicurare il compostaggio dei rifiuti organici; diminuire o eliminare la carne dalla dieta (la cui produzione industriale costa ettari di foreste disboscate e campi di monoculture, la cui produzione industriale costa enormi quantità di acqua potabile, la cui produzione industriale usa antibiotici o medicinali, la cui produzione industriale sfrutta e schiavizza gli animali…); prediligere carni prodotte coscientemente; prediligere frutta e verdura di stagione e non prodotti esotici o che vengono da lontano; utilizzare coscientemente erbe e frutti selvatici; ridurre la consumazione di pesce; comprare evitando i prodotti con mille imballaggi: prediligere i distributori di pasta, riso, cereali, latte sfusi.

Trasporto e viaggi: ridurre l’uso dell’automobile o condividere i tragitti con altre persone; utilizzare mezzi di trasporto in comune; fare autostop; prendere la bicicletta, il monopattino, la skate, i roller per corte o lunghe distanze; diminuire l’utilizzo dell’aereo a favore di mezzi più ecologici; fare “couchsurfing”; conoscere la gente del posto visitato; evitare crociere e hotel a mille stelle; fare trekking, viaggi in bicicletta, in canoa, in barca a vela.

Casa e energia: utilizzare la minor quantità d’energia elettrica possibile; spegnere le luci; spegnere e non lasciare in stand-by gli elettrodomestici, né i computer; ridurre la consumazione di acqua potabile; fare sapone e detersivi in casa; utilizzare detergenti biodegradabili; installare luci a led e sostituire le lampadine alogene; evitare gli eccessi di riscaldamento nelle camere; costruire mobili con materiali di recupero.

Orto e giardino: usare concimi organici (letame, compost, macerato di ortiche); non utilizzare erbicidi né pesticidi di sintesi, ma sfruttare le associazioni vegetali; non arare: lavorare la terra significa distruggere le reti di simbiosi tra piante e microrganismi benefici; utilizzare la pacciamatura (resti di paglia, foglie, rami) per garantire una buona umidità al suolo; ridurre l’utilizzo di macchinari agricoli; variare le colture di anno in anno per non impoverire la terra; non comprare ogni anno i semi, ma conservarli dopo il raccolto per l’anno successivo; utilizzare varietà e cultivar locali, non ibridi, OGM o varietà esotiche; integrare i metodi di agricoltura convenzionale a nuove tecniche di produzione come l’agricoltura biologica, naturale, la permacultura, l’agricoltura sinergica, la biodinamica per creare dei veri e propri “agroecosistemi” e non degli orti sterili e perfetti alla vista: l’estetica non è fondamentale, la buona produzione e l’equilibrio ecologico lo sono.

Abbigliamento: non cambiare il guardaroba ogni stagione; utilizzare il più possibile gli indumenti o scambiarli in appositi centri; comprare vestiti le cui materie prime sono prodotte ecologicamente; riutilizzare con creatività gli indumenti usati; prediligere tessuti organici a tessuti di sintesi; cucire, rattoppare e non sostituire gli indumenti danneggiati ma ancora utilizzabili; cedere i vestiti “che non vanno più” a parenti, amici, conoscenti o associazioni; comprare il meno possibile e/o coscientemente.

E ancora…limitare il consumismo; educare le nuove generazioni alla sobrietà ed al rispetto dell’ambiente; uscire da internet e dai social network per andare a parlare con le persone; creare reti; lanciare iniziative di salvaguardia degli ecosistemi, di transizione economica, di solidarietà sociale e di mercato cosciente e locale; aderire a gruppi di acquisto consapevole; pensare a lungo termine e non soltanto al futuro prossimo; leggere, guardare documentari, istruirsi, formarsi; instaurare associazioni, collettivi, organizzazioni, manifestazioni, fiere per discutere, parlare, conoscere e trovare in gruppo delle soluzioni.
Da soli è difficile cambiare le cose, insieme si può!

Questi sono alcuni spunti di riflessione e azione, ma ne esistono altre migliaia da metter in pratica nella vita di tutti i giorni. Difficile seguire ognuna di queste idee senza cadere in estremismi o malumore, ma l’importante è tendere a queste pratiche, seguire alcuni punti, iniziare pian pianino per poi progredire verso una vita felice e a basso impatto ecologico. Se ognuno fa il suo meglio, beh, il primo passo verso un Mondo migliore è compiuto! Da soli è difficile cambiare le cose, insieme si può!

Se siete curiosi, contrari alle mie idee o ne avete da aggiungere, volete parlarne o desiderate informazioni o referenze di libri, documentari non esitate a scrivermi a questo indirizzo mail: [email protected] (disponibile fino al 10/12/2017)



(foto dal web)

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Una risposta

  1. Pienamente d’accordo!!!!

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