Il Mont Crozier e i 7 nani

Il Mont Crozier e i 7 nani

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Lunedì mattina.
Lavoro in laboratorio, fuori fa bellissimo. Annunciano una finestra di bel tempo di 2 giorni, dopo una settimana di pioggia. A pranzo scatta l’idea, ci organizziamo, alle 14 ci ritroviamo per smistare il cibo e alle 15h partiamo: direzione Cabane de Jacky. Dopo un’ora e mezza di sassi e praterie di Acaena magellanica, raggiungiamo il nostro rifugio; comunicazione radio con la base alle 17h30, aperitivo, giochi di società, una buona pasta e via, tutti a nanna. Domani sveglia presto, si parte per il Crozier. L’atmosfera è come quella dei bivacchi e rifugi alpini, l’eccitazione per l’ascensione si mescola a qualche bicchiere di vino e alla gioia del condivider questi momenti.
Martedì mattina.
Sveglia alle 5h30. Prepariamo le 7 tazze di the o caffe, un po’ di pane e marmellata, stivali, giacca a vento e alle 7 siamo in partenza. 900m di dislivello e una quindicina di Km ci separano dalla vetta del Mont Crozier, la vetta più alta del massiccio montuoso della Penisola Courbet, l’Est delle Isole Kerguelen. Risaliamo un’imponente morena laterale, quella lasciata dal ghiacciaio che ha formato la Val Studer, che sovrastiamo lungo l’intera ascensione. Una successione di torbiere, cumuli di neve, fellfield (campi di rocce) ci portano alla parte finale della salita. Alcune renne ci osservano quando iniziamo gli ultimi 300 metri. La vista è superba: la Val Studer e i suoi laghi riverberano sotto i raggi del sole, Montagnes Vertes, di cui abbiamo salito la vetta in marzo, sovrasta le altre montagne: la Cheminée, Les Mammelles, il Moseley, per citarne alcune. Rocce e cumuli di neve si susseguono sotto i nostri passi e alle 10h30 ci siamo, eccoci su una delle due “punte” del Mont Crozier, a 979 m.s.l.m..
La temperatura è abbastanza mite, grazie al tepore del sole subantartico: indossiamo piumino e pile, beviamo un po’ di tisana e, a sorpresa, Sameul tira fuori dal suo zaino una bottiglia di buon champagne, ottima idea per festeggiare il compleanno di Miguel, con cui condividiamo questa escursione. Sorseggiamo il buon vino francese contemplando il panorama: vediamo la calotta glaciale Cook, la penisola di Port Couvreux, Val Travers, posti mitici che purtroppo non avremo modo di esplorare, poi il Mont Ross, i laghi ghiacciati, le vette della penisola di Ronarch, le isole del golfo di Morbihan..la vista è davvero meravigliosa. Due panini, un po’ di ciance e via, iniziamo la discesa. Una trentina di km ci separano dalla base di Port Aux Français, che raggiungiamo nel tardo pomeriggio.
La gioia è tanta. Sebbene fosse la seconda ascensione a questa vetta in quest’anno, l’emozione di poter assaporare l’arcipelago delle Kerguelen guardandolo dall’alto e non soltanto in una carta geografica è grande. E in più la compagnia è stata eccezionale, quadro perfetto per un altro bel souvenir di questo hivernage a Kerguelen!

Gli Ultimi 100 m
Gli Ultimi 100 m
La vetta, al centro, sovrasta l'altopiano roccioso
La vetta, al centro, sovrasta l’altopiano roccioso
La vista dalla vetta, al fondo la calotta glaciale Cook
La vista dalla vetta, al fondo la calotta glaciale Cook

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